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Aggiornamento al : 1-01-2009

A proposito di Vino

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Il vino novello

 

 

Vino Novello 2008

Elenco espositori al

A Verona sboccia il Novello

 

Ballotte e vin novo


Quando dopo gli ultimi temporali estivi noi ragazzi di Lucca, anche se sapevamo che ben presto sarebbe ricominciata la scuola, eravamo molto felici perché arrivava il Settembre ed a Lucca settembre voleva dire divertimento perché era il mese della festa quella della santa Croce legata al Volto Santo veneratissimo a Lucca. Arrivava il "luna park" e tutti non vedevamo l'ora di provare il brivido salendo sulle montagne russe o sull'autoscontro che era la nostra passione. Ma settembre era anche la festa della vendemmia ed anche se il vino di pianura si sa non è un granché per noi era anch'esso un'occasione di divertimento e per poter raggranellare qualche spicciolo non ci pareva vero : si partiva al mattino e si andava nelle vigne armati di forbici e panieri e giù grappoli d'uva che portavamo nelle cantine dei contadini e poi ci calavamo nei tini a piedi nudi, pigia che ti ripigia, e a sera avevamo le gambe rosse di mosto ed i piedi doloranti ma poco importava. Così il vino cominciava a bollire e si sapeva che verso novembre, una volta svinato, si sarebbe potuto fare la festa con le "ballotte e il vin novo" . A Lucca le ballotte sono le castagne bollite con chiodi di garofano e profumatissimo finocchio che io andavo a raccogliere sui cigli della strada, salendo a fatica in bicicletta sulla strada di Matraia, piccola frazione a pochi chilometri da Lucca. Facevamo la festa nella cantina del nonno Beppe che diceva: "attenti ragazzi bevetene poco perché vi dà alla testa". Il vino novo poi veniva travasato nelle botti con il bollitore di vetro sopra e il nonno preparava il governo con l'uva schiccata che aveva messo in soffitta ad appassire e questo per dargli più forza e gusto, ma una certa quantità di vino veniva usata per consumo immediato. A quell'epoca non sapevamo che quello avrebbe poi dato origine alla moda del "novello", ignari appunto, che molti anni più tardi sarebbe diventato un prodotto importante proposto da famose fattorie sia italiane che francesi ma non fatto ... con i piedi, ma da esperti enologi con moderne tecnologie.


Il Novello

Oggi il vino novello non è certamente quello che faceva il Nonno Beppe nella sua cantina ma viene prodotto con tecniche moderne che abbiamo importato dai francesi.
E nemmeno quello che veniva spillato dalle botti tra la fine d'Ottobre ed i primi giorni di Novembre per controllare lo stato di maturazione.
Solo nel 1999 (vedi Decreto Ministeriale del 13 luglio del 1999 ) , per legge, ne è stata autorizzata la commercializzazione e dopo tale data la presenza sul mercato è diventata un evento che caratterizza l'inizio dell'annata vinicola, con mostre sagre e feste tradizionali. Deve essere rimarcato che a differenza di ciò che fanno i nostri cugini francesi il cui novello è solo il Beaujoluis, da noi si fa novello in quasi tutte le regioni a vocazione vinicola.

Come si fa oggi il Novello

I Novelli sono vini realizzati tramite una particolare tecnica di vinificazione chiamata Macerazione Carbonica (MC).

La macerazione carbonica è un processo mediante il quale le uve ancora intere, vengono collocate in una vasca a tenuta stagna in cui viene insufflata anidride carbonica tramite apposite bombole. Quest’operazione crea all’interno del contenitore in acciaio inox un ambiente totalmente asfittico che induce i lieviti indigeni presenti sulle bucce delle uve (organismi aerobici) a penetrare all’interno degli acini per ricavarne acqua ed ossigeno. Questo processo genera una fermentazione così detta "intracellulare". Girovagando sul web ho trovato un interessante e breve pubblicazione da parte dell'Istituto Agrario Duca degli Abruzzi che inserisco in link

Dopo questa operazione, e passato un certo periodo di tempo, le uve vengono convogliate in una pressa e pigiate, facendo così fuoriuscire un succo parzialmente dolce che concluderà la sua fermentazione in un nuovo contenitore.

Principali caratteristiche organolettiche

Proprio grazie a questo tipo di vinificazione abbiamo un assenza quasi totale di tannini, che li rende bevibili ad una temperatura quasi come quella dei vini bianchi;

avremo poi una completa omogeneità aromatica fra Novelli prodotti con diverse varietà di uve con appiattimento varietale;

presenze aromatiche assimilabili alla banana, alla gomma americana e addirittura al lampone.


Queste caratteristiche sono essenzialmente dovute al ridotto contatto del succo con le bucce, e questo ovviamente determina anche una scarsa estrazione da esse dei composti polifenolici e di tutti i contenuti aromatici che le bucce hanno. In sintesi il novello è il novello e non ha a che fare poi con il vino vero e proprio che è tutt'altra cosa. Questi vini vanno consumati subito e non si possono assolutamente invecchiare, hanno una fragranza che si esaurisce nel bicchiere che bevi.

 


Un po' di storia

Ai tempi di Lucio Giunio Moderato Columella autore del De re rustica( - Chi vuole si può dilettare a leggerlo) questo vino si chiamava “doliore” e stava nelle “celle vinarie” anziché nelle “apoteche” o “fumarie” ove si collocavano i vini da invecchiamento.
Diverso il “doliore” dall’ ”horum”, che era il vino dell’annata, come per esempio alcuni Gaurani, alcuni Albani, Sabini e molti della Tuscia, ossia della Toscana. Il vino latino della Campania andava consumato entro marzo, mentre i doliores venivano bevuti più prontamente. Ma un mercato vero e proprio non esisteva.

Ma la sua diffusione nel corso dei secoli è stata scarsa se n'è sentito parlare tranne che a cominciare dal sedicesimo e specialmente nel diciassettesimo secolo in Francia. Il vino veniva venduto subito dopo la vendemmia e pochi erano i vini che nei luoghi di produzione venivano conservati oltre l'inverno. I produttori vendevano i vini comuni e lasciavano all'invecchiamento particolari partite che giudicavano idonee all'invecchiamento e di quelle annate particolari : "en bonne année" . Invecchiare il vino significava immobilizzare del capitale e risorse e quindi prima si vendeva e, prima si riscuoteva.

Nella zone di Parigi erano poche le aziende che avevano delle cantine e non ce n'erano, sembrerà strano, nemmeno nella Champagne. Questa situazione ha durato per parecchio tempo addirittura fino dopo la seconda guerra mondiale.

Le cantine erano in città e questo anche da noi. Il vino veniva portato in città nelle cantine dei Palazzi nobiliari, e spesso, ad esempio a Firenze, sono rimaste a ricordo di quella antica usanza, alcuni sportellini sulle facciate dei palazzi una sorta e di piccoli tabernacoli da dove veniva venduto il vino ai passanti dette "buchette del vino"

Più tardi e solo nel nostro secolo ormai trascorso le cantine dei produttori e dei negozianti vinificatori si sono attrezzate anche di “bottiglieria”, cioè di cantinette atte alla conservazione del vino, prima in baricca e poi in bottiglia e questo in Europa in tutte le regioni a vocazione vinicola.

Mi ricordo che mio padre, che gestiva un famoso ristorante a Lucca andava a prendere il vino in damigiane, partiva con il furgoncino a andava a Cerreto Guidi o a Vinci e poi, Giovanni nella cantina, lo infiascava nei famosi fiaschi ricoperti di paglia. Ma oggi i poveri fiaschi sono rimasti solo nel ricordo e così con essi sono spariti i famosi impagliatori che nel valdarno erano famosi. Oggi ci sono le centrali di imbottigliamento ed è tutto automatico. Qualche fattoria a buon ricordo di un tempo lo usa ancora ma con poco successo perché diventato poco pratico.

Il vino non si fa più nelle cantine dei contadini ma lo fanno gli enologi con le tecniche all'avanguardia che rendono il vino un prodotto industriale nello specifico abbiamo tecniche dai nomi più disparati conosciute solo dagli addetti ai lavori: il collaggio, la filtrazione, la stabilizzazione a freddo e a caldo, la solforazione, e tante altre, fino all’attuale microfiltrazione, indispensabile specialmente per i vini novelli e per i vini bianchi. Queste tecnologie sono usate principalmente per i vini giovani. In alcune fattorie si usa il computer per eseguire l'uvaggio, una tecnica di mescolazione dei mosti provenienti da vinificazioni di uve di vigne diverse che all'esame del mostimetro hanno avuto gradazioni saccaromicetiche non omogenee. A partire dal XVI-XVII secolo, troviamo processi di governo del vino e di aggiunta di mosti provenienti da altre regioni. Quando da giovane lavoravo in una stabilimento enologico, in provincia di Lecce, si faceva il mosto per essere aggiunto a rinforzo nella vinficazione in zone dove le uve avevano bassa gradazione zuccherina. La fermentazione delle famose uve di "negramaro" avveniva fino a quando tutto il colore degli acini non era passato nel mosto che poi mutizzato con il passaggio di anidride solfosora veniva travasato dai vasi di fermentazione in cemento alle cisterne che partivano per la Toscana, il Piemonte, il Veneto. Il mosto una volta giunto a destinazione, veniva poi arieggiato per disperderne l'anidride solforosa e immesso, in giuste quantità, nelle botti dove i nobili vini del nord ancora bollivano. Con il passare del tempo queste tecniche sono andate scomparendo e sono nate le prime cantine in Puglia dove il mosto veniva concentrato sotto vuoto a bassa temperatura con il risultato di avere una specie di miele di vino molto più adatto allo scopo sia per i costi più bassi e sopratutto per il trasporto e per la rapidità di produzione. Questa tecnica è ancora in auge oggi in Italia in quanto la nostra legislazione non consente che nei mosti in fermentazione si possa aggiungere zucchero.


Tutto quanto descritto fino ad ora avvalora il fatto come anticamente il gusto del consumatore era orientato verso la filosofia del vino vecchio quanto basta e abbastanza strutturato. Ma si sa che i tempi cambiano e con essi anche le abitudini del bere.

Nel campo medico alcuni medici, i che si possono definire "igienisti", manifestarono tendenze diverse atte a consigliare l'uso di prodotti meno invecchiati, più leggeri, vino più bevibile e che consenta all'organismo una rapida metabolizzazione stimolandone l'organismo ad una più facile digestione. Per tornare alla storia, Tiberio e Caligola indicarono nel Gauranum il primo vino soffice, alquanto leggero, sottile e non molto ricco di alcol. Era vino giovanissimo, il Gauranum.
uno vino che assomigliava al "novello"

Ma la storia del novello non è nei tempi che furono ma è storia di oggi ed il novello non è il vino novo del nonno Beppe ma una cosa diversa e quindi vino nuovo non vuol dire novello..

Oggi nell'enologia italiana si hanno novelli provenienti da svariati vitigni che offrono al consumatore una variegata scelta con diverse caratteristiche organolettiche e non solo per caratterizzate dalla varietà dei vitigni ma anche per fattori pedoclimatici e per sistemi di allevamento della pianta. Sul novello gioca anche l'impatto della bottiglia e della sua etichetta e così sugli scaffali dei nostri supermercati cartelli indicano: è arrivato il novello e c'è l'imbarazzo della scelta. Il novello è un vino, bevi e fuggi, che va giù bene che piace al consumatore. In questi ultimi anni la sua produzione è in ascesa anche se la sua vendita è limitata nel tempo e se non viene venduto resta nei magazzini e...

Viva il vino ch'è sincero,
Che ci alleta ogni pensiero,
E che affoga l'umor nero
Nell'ebbrezza tenera.
Viva il vino ch'è sincero,
Che ci alleta ogni pensiero,
E che affoga l'umor nero
Nell'ebbrezza tenera.


Antonguido Ardighe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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